Bevande

Il thè ubriaco di Londra

Nei giorni scorsi il freddo dell’inverno mi ha portato un bel raffreddore. Di quelli che ti fanno venire il cerchio alla testa e che non ti fanno dormire. Quei raffreddori che riesci a stare bene solo sotto una coperta calda di lana, distesa sul divano, a guardare telefilm stupidi.

In questi casi, i rimedi della nonna sono sempre i più utili. Nel mio caso il rimedio è il thè ubriaco che ho scoperto a Londra.


Era il 1999 e mi ero trasferita nella città più trendy d’Europa per qualche mese in Erasmus.

E’ così strano ripensare a quelle sensazioni che ho ancora chiare nella mente: il giorno in cui partii da Peretola, da sola, la prima volta che prendevo l’aereo. Quella valigia piena di aspettative, sogni e idee, una città che mi ero costruita nella mia mente e che mi stupiva ogni giorno di più.
L’arrivo nell’appartamento di Finsbury Park, un melting pot sconosciuto che mi suscitava un misto di curiosità e paura; l’ostello di Notting Hill, quartiere incantevole, con il refettorio dove a cena si parlava con le altre ragazze straniere; la mia camera nell’appartamento ad Arsenal, proprio davanti allo storico stadio di Highbury, assediata dai tifosi il sabato pomeriggio e che incredibilmente era diventata la mia nuova “casa”.


Un venerdì, complice una bella giornata dopo mesi di cielo plumbeo e pioggerellina, presi i miei libri e me ne andai a Highbury Fields, dietro casa, per godermi fino all’ultimo raggio di sole mentre terminavo la mia tesina sulla Rivoluzione Francese.

Peccato che il giorno dopo mi ritrovai con un raffreddore tremendo e febbre. Mi serviva assolutamente un dizionario e non potevo andare in biblioteca, non avevo medicine e per la prima volta sentii il peso della solitudine. Finì che mi imbacuccai bene bene e andai fino a casa della mia amica Michela a Finsbury a prendere il dizionario, poi, tornando a casa, tappa al Sainsbury per prendere tutto quello che era necessario per rimettermi in forma.

Dalle piccole esperienze come questa ho sempre imparato molto: ad esempio, che il paracetamolo è una medicina che su di me funziona meglio dell’aspirina, e che il bicarbonato necessario per i sulfumigi stava nello scaffale degli alimenti da dolci perchè qui lo usano come il lievito!

Tornata finalmente a casa, la signora Wendy si prese cura di me, proponendomi il rimedio della sua nonna. In quelle condizioni, avrei accettato qualsiasi consiglio, specialmente se a dartelo è una rassicurante signora inglese che potrebbe essere la tua mamma. Ci voleva il thè ubriaco della nonna inglese!


Questo beverone altro non è che un thè “condito” con un bel cucchiaio di miele, un po’ di succo di limone e l’ingrediente magico: una bella spruzzata di whisky.

Sta di fatto che feci una delle dormite più riposanti della mia vita e il giorno dopo ero veramente rimessa a nuovo, pronta per finire la mia tesina e per non perdere il consueto appuntamento al pub della domenica sera con le amiche erasmus. L’esame lo superai a pieni voti e ancora oggi quando sto male, quel thè ubriaco della nonna inglese riesce a rimettermi in forma come fosse una pozione magica.

Ecco come prepararlo:
portate ad ebollizione l’acqua. Io ho utilizzato il mio nuovo bollitore elettrico Twinings-Ariete, molto british! Versate poi l’acqua calda nella vostra tazza preferita, scegliete la miscela di the che più vi piace  (io vado sempre sul classico, con  english breakfast) e lasciate in infusione in base al vostro gusto. Aggiungete poi un cucchiaio di miele di castagno, un cucchiaio di succo di limone ed una spruzzatina di whisky.

Gustatevelo al caldo, avvolti nella coperta di lana davanti alla tv.
Un autentico comfort food!

Leggi qui i miei consigli di viaggio su Londra.

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